L’appello disperato
di un agente di viaggi
al premier Conte

18/03/2020
10:17
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Gli agenti di viaggi fanno quadrato in un momento difficilissimo per la categoria e si susseguono i messaggi che giungono alla redazione di TTG Italia.
L’ultimo è quello di Simona Giovannini, di Mata-Utu Viaggi di Mirandola, in provincia di Modena, che come molti altri suoi colleghi in queste ore in una lettera aperta si appella direttamente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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Il testo della lettera
“Caro Presidente – comincia la lettera – ‘non permetterò a nessun italiano di perdere il posto di lavoro per il coronavirus’  questo è quello che ci ha promesso, ma ad oggi vediamo solo la possibilità di abbassare per sempre le nostre serrande. Le scrivo da un’agenzia di viaggi, nonché P.Iva, ha presente il 13% del Pil nazionale? Ecco, faccio parte di quel comparto. Siamo scesi in piazza il 2 marzo nella speranza di venire ascoltati, la nostra ‘guerra’ è iniziata molto prima rispetto alla famosa 'zona rossa' . A differenza di tanti altri settori, che hanno ad oggi un mancato guadagno, noi abbiamo perso il fatturato dei 6 mesi precedenti, il mancato guadagno di oggi e il mancato guadagno futuro”.
“Abbiamo perso soldi per riportare clienti a casa dopo la chiusura del territorio nazionale senza nessun aiuto dalla Farnesina – prosegue la lettera -, abbiamo perso soldi per annullamenti dai quali non abbiamo ricevuto rimborsi dove ci siamo visti sfumare le misere commissioni di mesi e mesi di lavoro, mancheranno guadagni perché non basterà riaprire il ‘negozio’ per fare incassi e questa emergenza mondiale non ci permetterà di lavorare per molto tempo”.

Una domanda
“Le vorrei solo fare una domanda, ma lei riuscirebbe a vivere con  600 euro, considerando che solo l’affitto del locale commerciale per portare avanti l’attività è il doppio quando non il triplo? Ad oggi, escludendo tutto il reparto sanitario del quale non differiamo parola, valiamo quanto un contribuito per le baby sitter che oltretutto è stato dato a chi può far fronte alla spesa percependo uno stipendio a fine mese. Abbiamo bisogno di credito e di aiuti reali, non di parole e di un contributo decisamente basso per le perdite che abbiamo sostenuto. Se per farci sentire sarà necessario scenderemo di nuovo in piazza, e presto”.

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